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Archivi del mese: novembre 2012

Ristorante Da Guido

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Nella suggestiva cornice del borgo di Pollenzo, nel comune di Bra (Cn), si trova il ristorante Da Guido. E’ situato dentro le mura di una struttura chiamata Agenzia, da quando è stata ricostruita nel 1832 dal re Carlo Alberto. E comprende anche la prestigiosa Università di Scienze Gastronomiche. L’Agenzia è un edificio neogotico che si presenta come un grande complesso “a corte”; un’architettura che deriva dalla curtis di epoca medioevale.

Durante un recente weekend nelle Langhe, abbiamo deciso di concederci una cena in questo ristorante stellato. Giunti a destinazione, dopo aver attraversato un lungo porticato con un soffitto di travi di legno e i faretti in terra ad illuminare il camminamento, siamo arrivati finalmente alla porta in vetro del ristorante.

Ad accoglierci il proprietario Piero Alciati, esperto conoscitore di vino che con eleganza lavora in sala, consigliando vini, abbinamenti e spiegando la cucina del territorio ai clienti senza essere mai invadente. Il locale è gestito insieme al fratello Ugo, lo chef , che in cucina porta avanti una tradizione di famiglia, appresa dalla mamma Lidia, arricchendola con la fantasia e l’interpretazione. Il nostro tavolo era in una saletta tutta per noi, adiacente alla cantina a vista. Tutto ciò ha riempito di gioia i nostri cuori e ha illuminato i nostri occhi, essendo tutti appassionati di vino e sommelier.

E’ stato servito subito un aperitivo a base di Franciacorta saten Monterossa, dalle ragazze che lavorano in sala, accompagnato da alcuni finger food molto raffinati.

Il cestino del pane poi era una vera delizia, composto di pane ai pomodori secchi, focaccia alta e ben oliata, grissini “sabbiosi” lavorati a mano, immancabili nella tradizione piemontese e le sfoglie croccanti al sesamo.

Piero Alciati ci ha coccolato guidandoci in un percorso di vini in abbinamento alle portate variegate che abbiamo scelto. Il timorasso Vigne Marina Coppi 2010 di Fausto Coppi ha accompagnato molto bene gli antipasti:  il vitello tonnato con salsa di capperi rigorosamente tagliato al coltello, Leggi il resto di questa voce

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Spiedini di rana pescatrice

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Ritengo che negli spiedini, sia di carne che di pesce, cotti in forno o al girarrosto ci sia qualcosa di speciale che fa subito festa. Sarà il pane gustoso che si mette in mezzo e che con i succhi di cottura di ciò che ha accanto diventa golosissimo, sarà il modo di presentarli, come finger food da mangiare appunto con le dita, ma ne sono sempre più convinta. La ricetta di cui mi sono innamorata e che vi presento qui è semplicissima e sana. Può trasformare una banale cena infrasettimanale in qualcosa di più creativo e allegro, che credo tutti apprezzerebbero dopo un’intensa giornata di lavoro. Ma potrebbe essere anche oggetto di una cena in cui si invitano degli amici, magari all’ ultimo minuto, dato che si prepara in pochi minuti. La rana pescatrice (o coda di rospo) ha una carne soda, magra e delicata e credo che l’abbinamento con il prosciutto la esalti al massimo. Come contorno consiglierei dei fagiolini saltati in padella o delle carotine al forno con timo.

Ingredienti: (per 4 persone)

800 g di rana pescatrice fresca, pulita e privata della pelle

prosciutto crudo dolce  a fette lunghe (quanto basta) Leggi il resto di questa voce

La Mosella centrale: Bernkastel & Brauneberg

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Continuano le degustazioni con gli amici sommelier… La Mosella è una regione particolarmente vocata alla produzione di vino che si divide in 3 zone vitivinicole: inferiore, centrale e superiore. I punti di forza sono:       

– i vigneti esposti verso sud e situati su pendii ripidi che digradano verso il fiume (che costringono a una coltivazione eroica);

– la prossimità del fiume;

– l’escursione termica che risulta fondamentale per lo sviluppo degli aromi nell’uva;

– la composizione unica del terreno, composto da ardesia altamente porosa e accumulatrice di calore. Essa consiste di pietre scistose blu, grigie e rosse. Ognuna di queste conferisce caratteristiche diverse ai vini, la grigia più struttura, la blu più acidità e la rossa più mineralità;

– densità altissime (11.000 piante per ettaro);

– il paesaggio molto ondeggiante, a serpentina, che permette tante buone esposizioni;

– l’uva riesling, uno dei vitigni più antichi che è nato durante il Tardo Romano impero. La sua nascita ci rimanda all’ Imperatore Domiziano  (51-96 d.C.). Quest’ultimo attraverso un editto vietò l’impianto della vite all’interno delle province romane, perché si impiantavano viti senza raziocinio, a discapito della qualità. Quasi 200 anni dopo, l’imperatore Marco Aurelio Probo, mitteleuropeo, abolì tale editto, permise di reimpiantare la vite nelle province romane e impose l’obbligo di impiantare un vitigno di un’unica tipologia: l’heunisch (l’unno, l’originario), nelle terre nuove che i romani conquistavano di volta in volta. Il riesling è uno dei primi vitigni di derivazione dell’heunisch e nasce per incrocio tra quest’ultimo e il gewürztraminer. E’ originario del Reno proprio perché Probo permise l’impianto su quel territorio.

Il riesling è un vitigno semiaromatico tardivo, resistente al freddo che dà vita a vini di grande longevità. Impiantato nelle zone più luminose della Germania, può così sviluppare il suo interessantissimo corredo aromatico.

Bernkastel è una città nota per il vigneto più famoso della Mosella, il Doctor, che si trova sulla sommità della collina, a strapiombo sul fiume. Brauneberg è un comune che appartiene al circondario rurale di Bernkastel-Wittlich e si trova andando verso sud nella Mosella centrale.

Abbiamo degustato:

1) Brauneberger  Juffer Trocken Fritz Haag 2011: Juffer è un vigneto eccellente che si trova nei pressi di Brauneberg, trocken sta ad indicare che si tratta di un vino secco. Dal colore si percepisce subito che siamo di fronte ad un vino fatto con uve moto fresche, vista la lieve massa colorante. Infatti al naso sono spiccate le note di frutta verde come un lime e un agrume ancora acerbo. Prima di sentire la mineralità dobbiamo far aprire bene il vino che pian piano ci regala sentori di pietra focaia, tipici in gioventù. Al palato una bella freschezza è ben sostenuta dal frutto che rimanda a note di pesca bianca, con un finale di pompelmo che lascia la bocca quasi salata. Leggi il resto di questa voce

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